I giganti dei dati

In poco più di venti anni la classifica delle più importanti aziende mondiali per capitalizzazione è totalmente cambiata. Da una lista delle più grosse società comprendente prevalentemente compagnie che fondavano la propria ricchezza sull’energia e, in particolare, sul petrolio si è passati ad una classifica dove i giganti dei capitali sono aziende che hanno come materia prima il dato. 

A metà degli anni ’90 le più importanti società per capitalizzazione erano Microsoft con 270 miliardi di dollari, General Electric con quasi 260 miliardi di dollari, Exxon Mobil con 175 miliardi di dollari e Royal Dutch Shell con 164 miliardi di dollari. In quanto azienda di informatica, Microsoft ha goduto del primato soprattutto grazie alla fase di progressiva e diffusa crescita nell’uso dei personal computer nelle aziende e non certo per il limitato utilizzo dei dati come risorsa e ricchezza primaria del proprio business. Gli altri primi attori sono rappresentati da compagnie di energie e petrolio che si sono viste affiancate negli anni a seguire da altri colossi come BP, PetroChina, PetroBras.

Il processo innovativo basato su tutta la tecnologia connessa alla raccolta e allo sfruttamento dei dati, la diffusione degli smartphone e di internet in una condizione di mobilità e non solo di connessione statica da postazioni fisse, l’esplosione dei motori di ricerca e in particolare di Google, l’enorme utilizzo dei social network e l’affermazione del commercio elettronico ha portato i grandi player della rete a scalare posizioni su posizioni delle classifica per raggiungere le top 10 mondiali.

Nel 2018 7 fra le prime di 10 aziende nel ranking per capitalizzazione sono giganti del dato: Microsoft, Apple, Amazon, Alphabet (cioè Google), Tencent, Facebook, Alibaba. I numeri indicano valori di capitalizzazione intorno ai 900 miliardi di dollari per le prime fino ai 650 miliardi di dollari per Amazon.

In soli venti anni il mondo economico, e non solo quello economico, è cambiato. Vi è un numero tutto sommato ristretto di enormi aziende a livello globale, il cui potere di orientamento delle dinamiche dei mercati è davvero significativo e rispetto al quale occorre nutrire più di un timore.

Il fatto particolarmente significativo consiste nel consolidamento di un capitalismo senza capitale, intendendo con questo che i beni intangibili quali l’informazione e la proprietà intellettuale sono la ragione di tutta questa ricchezza dei giganti del dato e che spingeranno ulteriormente all’innovazione con nuovi servizi offerti all’utenza dell’intero globo terrestre.

Le preoccupazioni di questa nuova configurazione economica mondiale non permette sonni tranquilli a molti presidenti e primi ministri dell’Unione Europea e di molti paesi. Nel marzo del 2019 Macron si chiedeva, parlando ai cittadini europei, se si possa pretendere di essere sovrani, da soli, di fronte ai colossi del mondo digitale: no, non è possibile.

 

 

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