L’aiuto dei Big Data per combattere i cambiamenti climatici

Il mese scorso uno scienziato australiano, Steven Sherwood, con il proprio team di esperti ha pubblicato un documento fra i più importanti e preoccupanti sul tema del cambiamento climatico. Come noto, l’argomento non è nuovo, ma forse negli ultimi mesi l’opinione pubblica lo ha messo da parte a favore della più scottante questione della pandemia.

Nella pubblicazione si indica una nuova stima dell’aumento delle temperature mondiali nel prossimo secolo che dovrebbe arrivare fino a 4 gradi Celsius in più, variazione questa ben maggiore dei 2 gradi sui quali si era definito un accordo fra le nazioni a Parigi nel 2015. La notizia è estremamente negativa per l’intera sostenibilità delle risorse alimentari del pianeta, ma ha ulteriormente portato attenzione ai metodi con i quali ridurre le emissioni di CO2.

Fra i modi o gli strumenti che potrebbero fornire un utile contributo si citano i big data. L’uso di questi nella scienza del clima e nell’osservazione continua del pianeta è uno dei sistemi in grado di dare un aiuto significativo. Quale sarebbe il razionale? I mercati, per operare in modo efficace, necessitano di moltissime e crescenti informazioni sui prodotti che vengono scambiati. Attualmente le società di produzione di materie prime, petrolio o mais che sia, dispongono di una grande quantità di informazioni sull'origine dei loro prodotti e su come sono stati estratti, ma pochissimi di questi dati sono disponibili per gli operatori di filiera e per i consumatori finali. Se fossero disponibili, si avrebbero molte informazioni utili per fare scelte consapevoli e responsabili sui prodotti ecologici.

Ad esempio, l’estrazione del petrolio è tecnologicamente molto avanzata e le informazioni sui barili di greggio rimangono presso le aziende produttrici e non arrivano sui mercati ove la materia prima giunge in generici e intercambiabili barili. Alcune raffinerie di benzina generano elevati valori di emissioni di gas serra rispetto a quelle presenti nel Mare del Nord e di tutto questo i consumatori non sono a conoscenza impedendo di fatto una scelta di acquisto più ecologica. I numerosi dati raccolti nelle fasi di produzione in vastissime reti di monitoraggio non lasciano di fatto mai le reti aziendali.

Il tema in questione è chiaro ma esistono enormi sfide anche sul piano tecnologico. In ambito alimentare molti piccoli produttori nei paesi in via di sviluppo non sono in grado di condividere dati. In più una vasta area di popolazione mondiale non ha accesso alla rete. Tuttavia, vi sono alcune aziende che stanno già sperimentando modi per sfruttare i big data alla ricerca di mercati più verdi. I registri dei crediti di carbonio che sono sorti di recente sono un ottimo esempio. I crediti di carbonio, o carbon credits, sono certificati che rappresentano il diritto di emettere una tonnellata di anidride carbonica o la quantità equivalente di un diverso gas serra. I crediti vengono quindi scambiati proprio come le materie prime consentendone un controllo e in qualche modo una limitazione in ottica di sostenibilità.

Esiste un precedente per questo tipo di cambiamento guidato dal mercato in una grande industria: il business della musica. Le vendite di CD hanno raggiunto il picco nel 1999, lo stesso anno in cui Napster ha iniziato a offrire download P2P di MP3. Fondamentalmente, non è stato solo il minor costo dei brani di Napster a consentirgli di avviare la rivoluzione della musica digitale: è stato anche il fatto che i consumatori avevano molte più informazioni sui brani e sugli album che stavano scaricando.

Si potrebbe ovviamente far notare che non è nell'interesse delle grandi aziende manifatturiere e minerarie rendere disponibili al pubblico i dati che raccolgono. Far conoscere il vero costo ecologico del modo in cui viene prodotto il cibo potrebbe essere alquanto controproducente.

Ma la rivoluzione dei big data non può essere fermata. Gli investitori inizieranno a richiedere tali dati tra non molto poiché sanno che le aziende li collezionano e la prima che inizierà a renderli disponibili darà un impulso significativo in modo che anche le più restie siano costrette a farlo.

Blogs network

Iscrizione alla newsletter

I agree with the Privacy e Termini di Utilizzo
Con l'iscrizione riceverai news sul mondo dell'IT e Big Data.
Back to Top