I metodi di Cambridge Analytica & co.

Un paio di anni fa è venuto alla luce lo scandalo relativo alle manipolazioni operate da Cambridge Analytica che tramite appropriazione indebita di indirizzi e profili utenti Facebook ha effettuato massicci invii di messaggi mirati per convincerli a votare per Donald Trump nelle ultime elezioni statunitensi.

Infatti, Il 9 novembre del 2016 il mondo occidentale si sveglia con un nuovo leader e parte del merito è da assegnare ad Alezander Nix, ceo di Cambridge Analytica, una giovane azienda che opera su tecnologie big data e che tramite queste è riuscita a profilare ben 220 milioni di americani, praticamente tutti gli adulti con diritto di voto. Profilare significa inquadrare ogni elettore in un certo quartiere, area, stato collezionando i dati anagrafici nonché l’orientamento politico, la propensione al voto, abitudini, acquisti e comportamenti. Targettizzare significa raggruppare gli elettori per gruppi e farne bersaglio di messaggi strutturati opportunamente: le strade del tuo quartiere sono piene di buche? Colpa del politico che non deve essere votato. Sono aumentate le violenze? Vogliamo una legge per il diritto alle armi. Tutto questo è tema di studi psicometrici con i quali di identificano tratti fondamentali degli elettori che consentono di comprendere chi siamo e come possiamo essere condizionati e cambiati.

E’ di qualche anno prima la nascita di una organizzazione non governativa internazionale che promuove attivismo su tematiche quali il cambiamento climatico, i diritti umani, i diritti degli animali, la corruzione, la povertà e i conflitti. Si chiama Avaaz e nasce nel 2007 con l’idea di dare la possibilità all’opinione pubblica di influenzare i processi decisionali di portata globale. Ovviamente, si tratta di una comunità on line che permette ai membri di diventare in qualche modo “attivisti” coinvolgendo a catena altri individui interessati alle campagne che di volta in volta sono proposte e ai quali viene chiesto un indirizzo di mail e alcuni dati personali. Al momento della firma della petizione di turno, l’informativa non dice però che all’indirizzo registrato verranno inviate comunicazioni politiche di parte finalizzate ad ottenere il voto per i partiti e i candidati sostenuti da Avaaz. E la cosa qui dovrebbe preoccupare. Tra l’altro in una inchiesta del “Guardian”, si è messo in rilievo come le organizzazioni che hanno dato il via ad Avaaz hanno certamente avuto Soros tra i loro cospicui finanziatori mettendo in guardia sulla insufficiente trasparenza dell'organizzazione non governativa.

I modelli americani di studio avanzato dell’elettorato stanno per prendere piede anche in Italia ma quanto può essere realistico lo scenario americano nel nostro paese? Da punto di vista della privacy Italia e Stati Uniti si fondano su due criteri opposti. Negli Usa è consentito diffondere ciò che non è stato esplicitamente negato (opt-out). In Italia il meccanismo funziona al contrario: senza il sì (opt-in) non si va avanti. Questo certamente non limiterebbe la possibilità dei partiti di disporre di moli importanti di dati attraverso le quali promuovere opportunamente campagne politiche. Oggi i partiti italiani sono già in possesso di dati anagrafici e di partecipazione politica, manca l’infrastruttura tecnologica in grado di effettuare aggregazioni e analytics che ha un costo non così indifferente.

E’ curioso sapere che fino ad una decina di anni fa i metodi di analisi e profilazione degli elettori erano in parte di strutturati ed organizzati, benchè primordiali se li osserviamo con gli strumenti potenzialmente a disposizione oggi.

Nel 2012, anno della rielezione di Obama, uno degli sforzi principali fu la creazione di uno strumento denominato Narvalo. Di fatto si è trattato di una base dati provenienti da archivi di vario genere che una volta combinati hanno permesso alle migliaia di volontari democratici in giro per gli Stati Uniti attraverso una app telefonica di guidarli da porta a porta in un modo efficiente, concentrando lo sforzo con maggiore propensione al voto. A questo progetto di integrazione hanno lavorato esperti di Twitter, Google, Facebook, e così via, ed il data base Narvalo è riuscito a raggiungere una dimensione di 50 terabyte.

Guardando al passato ed al presente non ci resta che prendere atto di questo percorso ormai segnato e con il quale avremo a che fare nei prossimi anni. Colossi come Facebook e Google sono in grado di orientare il voto. Soprattutto quello degli indecisi o degli elettori per così dire giovani ed inesperti . Un social network permette di diffondere con maggiore facilità messaggi semplici, diretti e roboanti, diventa facile pensare che il populismo possa avere terreno fertile. Si tratta di trovare qualche antidoto a questo potenziale e pericoloso condizionamento per rendere la partita politica più imparziale possibile, chissà, magari rendendo nazionalizzati i grandi aggregatori di dati. Di certo big data sono cresciuti in maniera esponenziale nell’ultimo decennio, tanto che si stimava che nel solo 2012 fossero stati immagazzinati più dati che nei 5 mila anni precedenti. E il volume cresce del 90% ogni due anni. Il tema di chi amministra questa massa di informazioni è fondamentale per il futuro.

 

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